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Rapporto di osservazione

Ritratto

Caratteristiche

Orso bruno © Jacques Ioset

Orso bruno (Ursus arctos)

  • Morfologia: corporatura tozza e robusta, con prominente gobba dorsale sopra le spalle, coda corta. Testa massiccia con orecchie arrotondate, occhi piccoli e muso allungato. Mantello prevalentemente bruno, con zampe e dorso più scuri.
  • Dimensioni: lunghezza testa-corpo: 140–200 cm, altezza al garrese: 70–110 cm. I maschi sono un po’ più grandi delle femmine.
  • Peso: maschi 150–280 kg, femmine più leggere di circa il 50%.
  • Speranza di vita: in natura fino a 21 anni.

Status e minacce

Status legale

Lista rossa delle specie protette:

  • globale: non minacciato (Least Concern)
  • Europa: non minacciato (Least Concern).

In Svizzera l’orso bruno, nonostante le sue apparizioni sporadiche, è ad oggi considerato estinto, a causa dell’assenza di eventi riproduttivi. Anche l’intera popolazione alpina risulta minacciata a causa delle sue esigue dimensioni, insufficienti a garantire il mantenimento della popolazione a lungo termine. Dei 34 casi di mortalità noti per la popolazione alpina dal 2003 al 2019, quasi la metà sono dovuti a cause antropiche, come collisioni stradali ed abbattimenti illegali o legali. A quest’ultima categoria appartengono anche i due orsi che in Svizzera furono classificati come orsi pericolosi e conseguentemente abbattuti.

Struttura spaziale e sociale

Tipico habitat di orso bruno in Slovenia, 2011. © Jacques Ioset

Gli orsi sono molto adattabili. Possono vivere nelle foreste, nelle steppe, in brulli ambienti montani o nella tundra artica. Attualmente l’orso bruno occupa principalmente grandi complessi boschivi continui, generalmente montagnosi e con bassa densità di insediamenti umani. Il fattore determinante per la presenza dell’orso è una buona disponibilità di risorse alimentari. Un fattore altrettanto importante è la possibilità di riuscire ad evitare l’uomo e di potersi nascondere da esso. Infine, è di vitale importanza la disponibilità di una cavità naturale difficilmente accessibile in cui trascorrere indisturbato il periodo di riposo invernale. Infatti, durante questo periodo il minimo disturbo potrebbe svegliarlo e, in determinate circostanze, indurlo ad abbandonare la tana, il che è particolarmente grave nel caso di femmine con cuccioli. Può infatti succedere che queste abbandonino i loro stessi piccoli.

L’orso bruno è un animale solitario, e l’estensione del suo spazio vitale dipende prevalentemente dalla disponibilità di risorse alimentari. I valori stimati per l’estensione dello spazio vitale di un maschio variano tra i 130 km² (Croazia) e i 1’600 km² (Scandinavia). Quello delle femmine è generalmente più piccolo e varia dai 60 km² (Croazia) ai 225 km² (Scandinavia). Diversamente da lince e lupo, l’orso bruno non è una specie territoriale: tollera la presenza di conspecifici dello stesso sesso all’interno del proprio spazio vitale, in quanto, alimentandosi in modo principalmente vegetariano, non necessita di un territorio in cui cacciare. In caso di elevata abbondanza stagionale di risorse alimentari, si possono osservare transitoriamente densità anche relativamente elevate. Un noto esempio sono gli assembramenti di orsi kodiak in America del Nord, che pescano in gruppo durante il periodo in cui i salmoni risalgono la corrente per deporre le uova.

Riproduzione

Giovani orsi © Jacques Ioset

Il periodo riproduttivo va da maggio a luglio. Durante questo periodo è possibile osservare combattimenti tra i maschi. Di regola, maschi e femmine si accoppiano con più partner. È quindi possibile che i piccoli di una stessa cucciolata, in media due, abbiano padri diversi. Poco dopo la fecondazione, lo sviluppo embrionale si arresta. Questa quiescenza embrionale dura fino a novembre – inizio dicembre. La gestazione vera e propria avviene durante l’ibernazione e dura circa due mesi. Tra gennaio e febbraio la madre partorisce, nella tana, i piccoli orsi (da due a tre), ciechi e ricoperti di pelo grigio. Appena nati i piccoli pesano solo 200 – 300 grammi e sono nidicoli. La femmina, che durante il periodo di riposo invernale non si nutre, li allatta con latte molto nutriente, sicché quando lasciano la tana, verso aprile – maggio, i piccoli pesano già circa 5 – 6 kg. Una volta usciti dalla tana, i cuccioli seguono la madre anche durante grandi spostamenti. La fase d’apprendimento con la madre dura da un anno e mezzo a due anni e mezzo. Per questo motivo una femmina adulta di orso può riprodursi al massimo una volta ogni due anni.

Alimentazione

Le abitudini alimentari dell’orso bruno europeo variano molto durante il corso dell’anno. In primavera, quando l’orso lascia la tana dopo il riposo invernale, deve innanzitutto riattivare l’apparato digerente e riabituarsi all’assunzione di cibo. Tre quarti del fabbisogno alimentare vengono forniti da vegetali, ma in questo periodo anche da carogne di altri animali. La proverbiale fame dell’orso raggiunge il suo apice verso la fine dell’estate, quando l’orso deve accumulare sufficienti riserve di grasso per superare l’inverno. In questo periodo gli orsi si nutrono principalmente di bacche, frutti, noci e miele. Per l’orso bruno europeo, gli insetti costituiscono una fonte importante di proteine animali. L’orso europeo è un predatore opportunista; occasionalmente può anche predare animali da reddito non adeguatamente protetti. Gli orsi nordamericani invece cacciano e pescano regolarmente. Particolarmente affascinante è il periodo di riposo invernale: in questo periodo, l’orso non si nutre e non beve, sopravvivendo solo grazie alle riserve di grasso accumulate durante l’estate. Non espelle né feci né urina. Il suo organismo è in grado di riassorbire l’urea prodotta dal corpo. Le femmine partoriscono e allattano i cuccioli. Non sorprende quindi che, durante il riposo invernale, un orso possa perdere fino al 30 % del peso autunnale.

Storia in Svizzera

Il primo settembre 1904, nella valle di S-charl, è stato ucciso l’ultimo orso bruno in Svizzera. Si trattava di una femmina di 116 kg. © W. Rauch, Scuol

Durante il periodo preistorico l’orso bruno era presente su tutto il territorio svizzero. Tuttavia, verso il 1500 era già praticamente scomparso dall’Altopiano, allora già quasi interamente occupato da insediamenti umani e ampiamente deforestato. Nel Nord delle Alpi gli ultimi orsi sono stati abbattuti nel periodo compreso tra il 1800 e il 1850. Durante questo periodo è scomparsa anche la popolazione del Giura. Nei Grigioni e nelle Alpi Ticinesi l’orso è sopravvissuto più a lungo. Però, in seguito alla comparsa di nuovi tipi di fucili, più precisi e maneggevoli, il numero di orsi uccisi è aumentato in modo drammatico. All’inizio del ventesimo secolo, l’orso bruno era presente unicamente nella parte sud-orientale della Svizzera: Bassa Engadina, Val Müstair e Valle dello Spöl. Nel 1904 è stato abbattuto l’ultimo orso su suolo svizzero, mentre l’ultima osservazione diretta è stata effettuata nel 1923. Non appena fu sterminato l’orso bruno, si cominciò a discutere di un suo ritorno in Svizzera. In Ticino e nelle Alpi grigionesi si trovano habitat potenziali connessi alle boschive regioni alpine d’Italia, da dove l’orso può sconfinare. Dal 1999 al 2002 è stato condotto un progetto di reintroduzione dell’orso in Trentino, in Italia, a circa 50 km dal Parco nazionale svizzero. Con il successo di questo progetto, il reinsediamento naturale degli orsi bruni in Svizzera è diventato sempre più probabile. Nel luglio 2005, in Bassa Engadina, è stato osservato il primo orso bruno della Svizzera dopo oltre 100 anni di assenza. Da allora, gli orsi visitano i Grigioni quasi ogni anno.

Una cartolina (vedi immagine) riporta sul retro la descrizione dettagliata dell’incontro:

Una cartolina illustra quella che probabilmente fu l’ultima osservazione di orso bruno nel Parco nazionale svizzero (PNS) © Archivi PNS, Zernez

“Era inizio ottobre 1904, quando due sentinelle a Punt Purif sullo Spöl nel Parco nazionale svizzero avvistarono un grande orso. L’orso scendeva lungo il ghiaione all’ovest di Punt Purif, avvicinandosi fino a circa 100 m dal posto di guardia. I soldati videro chiaramente la grande testa e le grandi zampe. Anche l’andatura faceva intuire che si trattasse di un orso. In seguito all’avvistamento, uno dei soldati sparò due colpi in aria, dopodiché l’orso si allontanò rapidamente a grandi balzi. Avendo appreso questa notizia, mi recai immediatamente a Punt Purif dove trovai le sue impronte nel terreno soffice del bosco, sul lato sinistro dello Spöl.” Zernez, 29 dicembre 1914. Ten. Adank, bat 92, 2 comp – Membro dell’Associazione Svizzera per la Protezione della Natura”. © Archivi PNS, Zernez

Uomo e orso

L’orso è un animale elusivo e spesso, grazie al suo eccellente fiuto e udito, riesce a evitare il contatto diretto con l’uomo. Gli incontri uomo – orso sono rari e gli attacchi lo sono ancora di più. La situazione può divenire pericolosa nei casi in cui un orso cerchi regolarmente cibo nei pressi di aree abitate. Essendo un opportunista alimentare, può trovare cibo idoneo anche vicino agli abitati, se non vengono adottate misure appropriate, come ad esempio pattumiere a prova di orso.

La predilezione dell’orso per il miele è leggendaria. Accade frequentemente che vengano saccheggiati degli alveari. Questo può essere evitato con l’installazione di recinti elettrificati. L’orso può predare anche bestiame e altri animali da reddito. Particolarmente esposte a questo rischio sono le pecore in assenza di misure di protezione. Il rischio di attacco da parte di un orso può essere molto ridotto assicurando la sorveglianza da parte di pastori o cani e tenendo le pecore all’interno di recinti durante la notte.

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